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Salute e sicurezza negli hotel ai tempi del Covid-19

Con la diffusione del Coronavirus Covid19, il mondo intero (l’Italia tra le più colpite) ha subito un duro colpo sia economico che morale.

Tutte le certezze che avevamo sono state spezzate in pochi mesi, e insieme a loro, la sicurezza delle persone di vivere in un mondo nella maggior parte dei casi “igienicamente corretto”.

È proprio su quest’ultimo punto che ci soffermeremo.


Il turismo nel post Covid-19

In Italia, come nel mondo in generale, uno dei settori che sta avendo più difficoltà a ripartire, a causa dello scetticismo generale e soprattutto dei regolamenti imposti, è il turismo.

Hotel, ristoranti e bar hanno ora il dovere di dirigere il “traffico” di clientela in maniera altamente igienica e controllata, non lasciando nulla al caso.

Ma la domanda che si pongono la maggior parte delle persone è: Come facciamo a capire se un hotel, un ristorante, un bar, sono effettivamente in regola con le nuove normative?

E soprattutto, se sono io stesso ad essere proprietario di una struttura ricettiva/di ristorazione, come posso essere sicuro di non incorrere in sanzioni dovute alla mancanza di qualità igieniche?


Per rispondere, estrapoliamo dall’intervista fatta al Signor Marchetti i punti principali che rispondono a tutte le domande a riguardo in maniera semplice e dettagliata.

Il primo argomento che viene toccato sono le aspettative che la gente ha per tornare a muoversi a livello turistico.

Senza ombra di dubbio, i dati di questa analisi hanno rivelato che le persone hanno particolare attenzione a tutto ciò che comprende i tessili delle camere, dei bagni e dei ristoranti/bar. Consideriamo che un ospite passa 8 ore del proprio tempo nelle strutture alberghiere, e quindi deve essere tutelato al 100%.


A tal proposito, molte persone, si chiedono se allora la scelta migliore sia quella di basarsi sull’usa e getta, ad esempio per le tovaglie dei tavoli, le posate ecc..

La riposta in questo caso è categorica: no. Il motivo?

Prima di tutto, noi non sappiamo da dove arrivano e come sono stati trattati questi ipotetici prodotti usa e getta.


E, per ultimo ma non per importanza, sul territorio italiano esistono industrie che fanno igienizzazione professionale, quindi si ha la possibilità di offrire a tutte le strutture ristorative/ d’hotel un prodotto sanificato e certificato.


La certificazione UNI/EN 14065

Esiste inoltre una certificazione che è la UNI/EN 14065 che unita alle linee guida di Assosistema, (associazione di Confindustria) fornisce i limiti di carica batterica che possono avere questi tessuti, così da permettere a tutti di pranzare con eleganza, comfort e in un ambiente sanificato. Questa certificazione è riconosciuta a livello europeo.

Ma, a questo punto, un turista può chiedere al ristoratore di mostrare questa certificazione?

Assolutamente sì, anzi, sarebbe cosa buona e giusta che tutti lo facessero, in quanto dimostra che la struttura è sanifica correttamente e che non corriamo quindi il rischio di soffermarci in un ambiente infetto.


Per dirla tutta, sarebbe importante che lo stesso ristoratore/manager d’hotel esponesse la certificazione pubblicamente.

È importante sapere inoltre che, l’unico modo per ricevere questa certificazione, è quello di appoggiarsi a imprese di igienizzazione che godono di questo certificato chiamato, lo scriviamo nuovamente, UNI/EN 14065 con linee guida Assosistema.


Ma come può un ristoratore, ad esempio, trovare queste imprese che dispongono del certificato di igienizzazione UNI/EN 14065 con linee guida Assosistema?

Semplicemente, può richiedere al proprio fornitore la presenza o meno di questa certificazione specifica, oppure, diversamente, può visitare il sito web www.assosistema.it e trovare tutte le informazioni del caso.


L’ultimo aspetto importante da citare è la presenza o meno dell’obbligo di adottare questa certificazione UNI/EN 14065 con linee guida Assosistema.

La risposta è no, non per forza bisogna possederla, ma è lecito sottolineare il fatto che è una grande possibilità che è presente sul nostro territorio, e quindi sarebbe ottimale sfruttarla.

Gli ISS, nell’ultimo rapporto diramato quest’anno, hanno chiaramente specificato che i tessuti che provengono da un ambiente Covid (l’Italia, soprattutto quella del Nord, quindi, ne fa parte) devono essere lavate a una temperatura di 90 gradi, oppure, appunto, possedere la certificazione UNI/EN 14065.


Per concludere, è doveroso riproporre la tesi che l’usa e getta, con le possibilità di igienizzazione presenti in Italia, non è una scelta da prendere in considerazione.

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